Shopping Ban – 6 months update

Dopo 6 mesi (e mezzo quasi) dall’inizio dello Shopping Ban questi sono i miei traguardi:

  • Sono riuscita ad eliminare il 74% degli oggetti che possiedo per la pulizia e l’igiene personale (mio tallone d’Achille), nel dettaglio il 38% per la cura della persona e il 36% in lavanderia. Grazie al trasloco ho approfittato per regalare ciò che non uso e ciò che avere ormai passato la data di scadenza;
  • Rasoio di acciaio con lame sostituibili sia per me che per Mr. Nerd, eliminati tutti i rasoi usa e getta;
  • shampoo solido per me (sto ancora valutando la marca migliore, a breve farò una recensione);
  • eliminati i balsami e utilizzo di aceto di mele come condizionante;
  • spazzolini usa e getta sostituiti man mano con spazzolini dal manico fisso e con testina sostituibile (marca Monte Bianco) – si sa, per eliminare gli spazzolini usa e getta ci vorrà un po in quanto si cambiano “di standard” ogni 3 mesi, e poi in realtà passando ad una miglior vita, perchè li tengo e li utilizzo per le pulizie;
  • completa eliminazione di qualsiasi sapone per bucato, a parte quello per delicati alla spina. Ormai faccio da me il sapone in polvere con la mia ricetta super-collaudata

 

Per i vestiti, non ho acquistato nulla di nuovo e non entro in un centro commerciale da mesi.

Considerando il tutto riesco a risparmiare dai 500 agli 800 € al mese, un vero successo!!

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Simplicity – In difesa dei detergenti naturali

La cultura del giorno d’oggi, aiutata dalla pubblicità diseducativa e terrorizzante, crea falsi miti e nuove esigenze, tutto per autoalimentare il mercato.

Un esempio? la necessità di avere tutto disinfettato, anche le mani, nell’ambiente domestico e fuori casa. Ed ecco i disinfettanti portatili in gel, i prodotti per la pulizia della casa con agenti sbiancanti ed igienizzanti, presidi medici chirurgici per pulire il cibo, prodotti che necessitano l’uso di guanti per pulire fornelli, lavelli ed altre superfici, detergenti per WC che rendono le superfici sterili…

Una bugia ripetuta mille volte non diventa una verità.

Recenti studi, divulgati dalla brillante Julia Enders, dimostrano che la presenza di batteri buoni impedisce la presenza di batteri patogeni, inoltre la cooperazione tra questi buoni batteri permette di prevenire l’attacco di quelli patogeni e la loro espulsione (=difese immunitarie), senza farmaci! Questa quota di partecipanti buoni viene creata nel tempo, come una biblioteca composta solo di ottimi libri, o una selezionata cantina di vini pregiati. Questo avviene sia sulle nostre toilettes, ma anche sulla nostra pelle e nel nostro apparato digerente.

Ecco quindi che con un semplice colpo di spugna con candeggina, o di detergente igienizzante, si elimina tutta questa collezione, e si deve partire da capo, rischiando di lasciare posto a batteri patogeni, abituati naturalmente ad essere più aggressivi.

Io personalmente l’ho visto con l’incidenza delle infezioni vaginali. Oltre ad aver ridotto il consumo di assorbenti sbiancati, ho anche iniziato a smettere di utilizzare la candeggina o i detergenti in gel per il WC: basta cospargere un cucchiaio di bicarbonato e grattare con lo scopino tutta la ceramica, poi aggiungere aceto e lasciare agire. Risultato: WC brillante e senza odori, scopino disinfettato, nessun cattivo odore e riduzione delle infezioni.

Lo stesso discorso lo si può fare per la frutta e la verdura: se vengono acquistati ortaggi biologici o, meglio ancora, del proprio orto, non hanno bisogno di essere risciacquati con cloro attivo, liberato dalla candeggina o dai presidi medico chirurgici igienizzanti, ma è sufficiente acqua con bicarbonato per rimuovere il terriccio o la polvere, perchè sulla superficie contengono una piccola quota di batteri amici, che hanno permesso la crescita e lo sviluppo della pianta. Questi batteri amici, a contatto con noi ogni giorno, permettono al nostro corpo di combatterli in pochi e un po’ per volta, quindi ne usciamo vaccinati.

In un ambiente dedicato alla somministrazione di cibo al pubblico, ovviamente, bisogna seguire delle regole specifiche, e in particolare seguire il protocollo HACCP che prevede la sterilizzazione degli alimenti. In questo caso è d’obbligo adottare delle misure di pulizia e prevenzione più severe, e non come se fossimo a casa nostra, poichè il cibo che viene venduto e servito alla clientela non può avere una carica batterica tale da causare malessere, specialmente per quegli individui con un sistema immunitario indebolito.

Un altro caso particolare riguarrda le donne in stato interessante: se i test preliminari del sangue dimostrano l’assenza di immunoglobuline per il toxoplamsa, il consumo di vedura e frutta fresca è limitato, per il timore di poter contrarre questa malattia in gravidanza con conseguenti danni al feto.

Considerando i dati di questi ultimi anni, sempre meno done sono immunizzate contro il toxoplasma…forse anche perchè sono cresciute in un ambiente privo di germi? E la domanda che sorge spontanea è: ha senso essere igienizzati e protetti da tutto, rimanendo a nostra volta senza difese ed esposti ad ogni batterio?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Da quando ho smesso di lavare le verdure con i presidi medico chirurgici – deformazione professionale della mia precedente esperienza di cuoca- sia io che il sig. Nerd abbiamo smesso di avere allergie e raffreddori.

 

 

 

Come lavare i vetri ed essere felice

Sto riscoprendo la naturale utilità dell’aceto.

Ecco qualche esempio (ma in rete se ne trovano molti altri)

  • al posto del balsamo: aceto di mele 2 cucchiai, doluito in 1 litro di acqua con 1-2 gocce di olio essenziale. In questo modo riesco ad utilizzare meno balsamo perchè i capelli sono disciplinati, alterno 2 lavaggi con aceto e 1 con balsamo.
  • al posto dell’ammorbidente e dell’anticalcare: messo nella vaschetta dell’ammorbidente in lavatrice assieme a 4-5 gocce di olio essenziale, e accoppiato al mio detersivo per bucato in polvere, dona morbidezza ai capi dopo il lavaggio, e ha un’azione di naturale anticalcare sulla resistenza della lavatrice.
  • detergente multiuso per le superfici (non il marmo!): diluito con acqua e profumato con arancia (vedi ricetta), spruzzato su tutte le superfici disinfetta e dona lucentezza. Accoppiato al panno in microfibra a grana fina per i vetri aiuta a pulirli efficacemente senza aloni, anche se basterebbe solo acqua 🙂

A proposito di questo, ecco come lavare i vetri ed essere felice:

Munirsi di:

  • secchio con acqua tiepida (e aceto) con 3-4 gocce di olio essenziale
  • 1 panno in microfibra da immergere nel secchio + 1 da usare asciutto (organizzarsi a seconda di quanti vetri si devono pulire)
  • un secchio per raccogliere le microfibre usate.

Procedimento:

  1. inumidire la microfibra immergendola nell’acqua. Strizzare per eliminare l’acqua in eccesso
  2. passare su tutto il vetro con movimenti circolari, verticali opppure orizzontali, basta che sia tutto inumidito e lo sporco venga rimosso.
  3. per vetri molto sporchi ripetere questo step risciacquando la microfibra.
  4. passare con la microfibra asciutta la superficie in modo da asciugarla. Non occorre che lo sia completamente, piano piano le goccioline evaporeranno senza lasciare segni.

Immagine via Unsplash

Riutilizzare gli scarti degli agrumi

Il dilemma avviene ogni volta che guardo la pattumiera per il compost: quanto ingombrano gli scarti di arancia, mandarino, limone! E che peccato dover buttare tutto quel profumo!

Ecco tre idee utili per riutilizzarle:

  1. Come purificatore dell’ambiente dopo aver cucinato. Mettere in un pentolino 2 o 3 metà di arance già spremute, 4-5 chiodi di garofano, 1 cucchiaino di cannella o di una spezia a scelta, acqua fino a coprire le arance. Portare a bollore e lasciare che il profumo invada la cucina.
  2. Per preparare l’aceto aromatizzato all’arancia. Seguendo questa semplice ricetta, preparare un vasetto pieno di bucce di arancia, riempire poi con l’aceto fino a coprire le bucce e lasciare a macerare per almeno 2 settimane. Dopodichè filtrare l’aceto dalle bucce ed utilizzare a piacimento puro o diluito.http://www.theshabbycreekcottage.com/2014/01/diy-orange-cleaner-recipe.html
  3. Per preparare l’essenza di arancio. Seguendo la ricetta di Lisa Casali, si utilizzano le bucce delle arance pelate, vengono distese su una gratella e lasciate essiccare all’aria per un paio di giorni.  Dopodichè si tritano finemente e si mettono dentro ad un vasetto ermetico, vengono coperte con l’alcol, si chiude il vasetto e si agita il tutto. Si lasciano a riposo per 3-4 giorni e successivamente si filtra il liquido rimettendolo nel vasetto, ma stavolta senza chiudere il coperchio, ma utilizzando una garza ed un elastico.  In questo modo evaporerà l’alcool e si otterrà l’olio essenziale. L’olio galleggerà nella soluzione mentre sul fondo ci sarà un piccolo strato di soluzione acquosa. Per recuperare l’olio sarà sufficiente versare in una boccettina di vetro scuro lo strato suoeriore, facendo attenzione a non versare invece la componente acquosa. Chiudere bene il vasetto e conservarlo in un luogo fresco e lontano da luce diretta.

Per avere questi scarti sempre a portata di mano senza che macerino è sufficiente conservare le bucce nel freezer. Io uso uno di quei sacchetti con la fascia sigillante, sono comodissimi!

Lunga vita alla microfibra

La vita di una stagista sposata è dura. e per fortuna che a me le cose vanno meglio di come vanno a Leowin! Ma comunque è sempre difficile partire con una routine per le pulizie, si trova sempre altro di più interessante da fare. Navigando nel web cercando l’ispirazione mancante e consigli utili per tenere in ordine la casa, sono capitata sul blog di clean mama.

Lei stessa si presenta come una professionista del pulito, quindi ho pensato “quale migliore occasione per prendere spunto e capire come organizzarmi!”

Ho da subito preso visione della sua routine per le pulizie, del piano “31 giorni per pulire una casa” e ho trovato la sua lista dei prodotti preferiti per pulire. Ovviamente essendo americana molte delle cose che ci mostra non sono presenti sul nostro mercato, se non addirittura quasi tutti, ma la cosa che mi ha interessato di più e stato quando ho cliccato per capire come pulisce lei il pavimento: per riassumere, lei pulisce il pavimento con una soluzione di acqua e aceto con qualche goccia di olio essenziale, perchè trova essere il miglior modo per ottenere pulizia senza avere una strana pellicola sul pavimento; ma oltre a questo, ed ecco ciò che mi ha coplito nel profondo, il modo migliore per ottenere risultati è quello non di usare il mocio, ma di mettersi a carponi e passare con la microfibra il pavimento, on my hands and knees method, per l’appunto.

Breve stream-of-consciousness personale.

Appena entrata nella casa ancora da arredare la mia mente  euforica vagava cercando di trovare ogni arredamento possibile da associare ai muri facciavista della cucina, del salotto e della camera, accoppiati a soffitto con travi di legno naturale, pavimenti di marmo al piano terra e parquet naturale al piano notte, e rapita da queste visioni sono poi capitata in bagno: invece di accogliermi le solite piastrelle in ceramica che mi trovo? ardesia grezza sui toni dell’ azzurro e oro, con profili in acciaio. Bellissimo, no? Bellissimo…si, e da pulire, direte voi? Non altrettanto, dico io.

Dopo il primo approccio catastrofico data la presenza massiccia di polvere chiedo aiuto alla suocera (la mamma l’ho lasciata in pace, almeno questo cruccio gliel’ho levato) che mi dice, con tono perentorio “devi assolutamente lavare con straccio in cotone e spazzettone, niente mocio o microfibre Vileda che si rompono e ti lasciano tutti i pezzettini sulle superfici irregolari!”. Che avreste fatto voi, io per buona pace del parentado e per la mia completa inesperienza in campo ardesia ho applicato alla lettera gli insegnamenti della suocera. E così è stato per un mese, fino a quando una combinazione di curiosità innata, ricerca sperimentale di prove scientifiche e istinto di sopravvivenza della donna moderna che lava con il mocio il resto della casa hanno preso il sopravvento. Così, disobbedendo silenziosamente alla suocera, ho lavato la prima volta il bagno con il mocio.

Da qui scaturiscono diverse osservazioni:

1) il mocio non si è assolutamente rotto in mille pezzi. L’ardesia presenta delle irregolarità, ma non rilevantemente affilate da portare alla lacerazione di un mocio.

2) ne’ con il mocio che con lo spazzolone e lo straccio si ottiene un effetto soddisfacente: proprio per la superficie irregolare si creano delle zone in bassorilevo che non si riescono a pulire in nessun modo lavando in entrambe i modi.

3) lo spazzolone e lo straccio bagnano di più rispetto al mocio, che quindi riesco a passare due volte rispetto alla prima tecnica, anche perchè il bagno è piccolo, nel giro di 5 minuti è asciutto.

Capite bene che non tanto il metodo “acqua e aceto”, ma “hands and knees method” accoppiato alla microfibra mi interessò non poco!

Andata a recuperare le microfibre ancora nuove sotto al lavandino mi sono messa subito all’opera preparandomi un secchio con acqua e sapone, per vedere la validità del metodo. Sbalorditivo: oltre a riuscire a dosare l’umidità della microfibra in maniera eccezionale, la stessa, non rompendosi, riesce a catturare tutto lo sporco annidato nelle fughe e nei bassorilievi, e stando così vicina al pavimento riesco a vedere dove dover ripassare con una diversa angolazione!

Concludendo questa mia esposizione, posso affermare decisamente che questo metodo, per quanto non troppo moderno, è approvato per i bagni in ardesia.

Grazie e alla prossima!

Stagista Sposata